Plastico FGPM – 2008/2009

L’associazione Fermodellisti Greco Pirelli Milano (FGPM) dal 2004 aveva stabilito la propria sede in alcuni locali all’interno del magazzino merci della stazione di Milano Greco Pirelli, dove si trovava il grande plastico sociale, in scala H0 (1:87), la cui costruzione era iniziata proprio alla fine del 2004.

Il tema di base era una zona collinare-montagnosa, il che imponeva alle varie linee ferroviarie un andamento tormentato, con curve, rampe, elicoidali, ponti e gallerie; la filosofia progettuale è stata quella di condensare in un unico plastico tanti scorci paesaggistici diversi, da scoprire a poco a poco, come tanti diorami riuniti insieme in un unico impianto.

Lo sviluppo dei binari prevedeva cinque linee ferroviarie, la cui configurazione era riconducibile al classico ovale. Trovavamo innanzitutto una linea a doppio binario alimentata in corrente continua, con una stazione dotata di cinque binari di transito e di scalo merci (previsto ma poi non realizzato), una seconda stazione di transito comune ad altre linee, una fermata (Molnago), anch’essa comune a un’altra linea, e una stazione nascosta con quattro binari. Da questa linea si diramava un tratto a binario unico che, dopo pochi metri, si ricongiungeva al percorso principale. L’armamento era costituito per la maggior parte da binari e scambi Peco in “codice 83”, mentre l’elettrificazione non era stata realizzata, sebbene fosse previsto il montaggio di pali e catenaria FS (con sole finalità estetiche) su alcune tratte; la diramazione era stata invece elettrificata con la linea aerea bifilare del sistema trifase, vedremo più avanti il perché.

Altre tre linee, che chiameremo A, B e C, erano alimentate in corrente alternata con il sistema Märklin, anche se in realtà due di esse (la A e la C) erano bivalenti perché potevano essere alimentate anche in corrente continua, questo grazie all’adozione del binario Märklin “C” con traverse in plastica, che consentiva di avere le due rotaie isolate. Le linee A e B su un lato del plastico correvano affiancate creando l’illusione di una ferrovia a doppio binario e attraversavano una stazione dotata di nove binari, due dei quali appartenenti alla linea in corrente continua; dalla stazione si diramava un raccordo che conduceva a uno scalo merci e a un deposito locomotive, con rimesse e piattaforma girevole, il tutto alimentabile anche con il sistema digitale. Oltrepassata la stazione, la linea B, con un cappio nascosto in galleria, tornava indietro, mentre la linea A proseguiva sul lato opposto del plastico dove si affiancava alla linea C, con cui era raccordata tramite due coppie di scambi e, dopo un percorso piuttosto accidentato comprendente una rampa elicoidale e un viadotto ad archi, faceva ritorno anch’essa alla stazione principale. La linea C invece, che era la più breve di tutte, era un percorso ovale che correva in affiancamento in parte alla linea A, con cui, come già detto, era raccordata, e in parte alla linea a doppio binario in corrente continua, con cui aveva in comune la fermata di Molnago.

Una linea a scartamento ridotto (H0m) non elettrificata, il cui nucleo principale era in origine un plastico a se stante che era stato integrato nella struttura dell’impianto, con un percorso molto tortuoso e spettacolare, attraversava le montagne a una quota superiore rispetto a tutte le altre linee. Era pure prevista la realizzazione di un ulteriore anello di binari a scartamento ridotto a norma H0e.

La costruzione del paesaggio, all’epoca in cui sono state riprese le immagini a corredo dell’articolo, era ancora in corso, infatti a zone ormai terminate si alternavano altre ancora in lavorazione: come già detto in apertura, l’idea seguita era stata quella di riprodurre scorci di paesaggi non necessariamente (al vero) situati in zone tra loro vicine: la zona “toscana”, con un tipico cascinale, il borgo ligure con le caratteristiche case e un tratto di linea compreso tra due gallerie che corre sulla riva del mare, elettrificata con il sistema trifase (era proprio questo il tratto di linea che si diramava da quella in corrente continua), i villaggi di chiara impronta nordica o addirittura svizzera, attraversati dalla linea a scartamento ridotto, una profonda gola scavalcata da viadotti ferroviari e sbarrata da un’imponente diga, infine l’ambientazione cittadina per le zone gravitanti intorno alle stazioni principali.

Per la realizzazione del paesaggio si erano adottate tecniche varie: la struttura era in legno, ricoperta di rete metallica e successivamente di carta di giornale imbevuta di colla vinilica oppure di schiuma poliuretanica, il terreno era stato realizzato con segatura finissima impastata con acqua e colla vinilica, le rocce con calchi in gesso, la vegetazione era in parte di provenienza commerciale e in parte di origine naturale. Gli edifici e le opere d’arte erano sia di provenienza commerciale, più o meno rielaborati, sia costruiti dai soci con materiali e tecniche varie (cartoncino, legno, polistirolo, plastica).

Il plastico non è mai stato del tutto completato, intorno al 2013 infatti è stato smantellato poiché l’associazione ha abbandonato la sede, tuttavia diverse parti dovrebbero essere state recuperate.

Di seguito alcune immagini risalenti agli anni 2008 e 2009.

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