Plastico GFMIB – 1993

Prima di passare alla descrizione del plastico è opportuno spendere due parole sul Gruppo Fermodellistico Milanese Italo Briano (GFMIB):si trattava di un’associazione feramatoriale fondata nella seconda metà degli anni ’80 che, dopo varie vicissitudini, chiuse i battenti all’inizio del 2000.

Il plastico sociale si trovava presso la sede del Gruppo, che occupava alcuni locali all’interno dello scalo FS di Milano Porta Romana, e la sua costruzione era iniziata verso la fine degli anni ’80.

L’impianto, in scala H0, era di concezione modulare con pannelli a norme FIMF ed essendo facilmente trasportabile veniva esposto regolarmente a fiere e manifestazioni quali l’Hobby Model Expo di Novegro, essendo nato proprio con questi intenti.

I pannelli che componevano il plastico nella sua configurazione del 1993 erano dodici: quattro dedicati alla parte paesaggistica vera e propria, altri quattro ospitanti una “stazione fantasma” per ricoverarvi i treni che si avvicendavano sul percorso, infine gli ultimi quattro che costituivano a coppie le curve di raccordo tra la parte paesaggistica e la stazione fantasma.

Il paesaggio riproduceva una zona collinare ambientabile nell’Italia centrosettentrionale, movimentato dalla presenza di un corso d’acqua e dal rudere di un acquedotto romano, il tracciato ferroviario era costituito da un ovale a doppio binario e da uno più interno a semplice binario. La linea a doppio binario sul lato destro usciva da una galleria a doppia canna e si svolgeva lungo i quattro pannelli attraversando il corso d’acqua tramite un ponte ad arco in muratura per poi reimmettersi in galleria. Questa linea era elettrificata con palificazione della Sommerfeldt, in parte rimaneggiata, e catenaria autocostruita con filo in bronzo fosforoso, funzionante meccanicamente: i fili erano tesati da molle nascoste in galleria, dove si trovavano anche appositi scivoli che guidavano i pantografi delle locomotive sotto la catenaria.

La linea a binario unico, non elettrificata, aveva invece un percorso più accidentato e tortuoso: sbucava da una galleria posta a quota più elevata rispetto alla linea principale, alla quale andava successivamente ad affiancarsi dopo aver attraversato un passaggio a livello, quindi sottopassava il rudere dell’acquedotto e subito dopo attraversava anch’essa il corso d’acqua però con un ponte metallico, dopo il quale era situata una fermata denominata “San Felisano al Lambro”. Oltrepassata la fermata anche questa linea si reimmetteva in galleria a fianco di quella principale.

Sul plastico potevano circolare contemporaneamente tre treni, due sulla linea a doppio binario (uno per ciascun binario) e uno su quella a semplice binario, che si potevano alternare con altri treni ricoverati nella stazione fantasma, dotata di 9 binari.

Un unico alimentatore (autocostruito) forniva energia all’impianto ed era dotato di tre regolatori di tensione indipendenti, uno per ciascuna linea. Gli scambi della stazione fantasma erano tutti manuali, mentre appositi interruttori collocati su un quadro di comando permettevano di alimentare a scelta i vari binari.

Negli anni successivi il plastico venne ampliato con l’aggiunta di nuovi moduli riproducenti una stazione (denominata “Mibriano”, con evidente richiamo al nome del Gruppo) con relativo scalo merci e ponti che attraversavano un fiume, mentre la stazione fantasma venne sostituita da una nuova con scambi elettrici ed altri automatismi, inoltre venne messo a punto sulla linea principale un sistema di blocco automatico per la circolazione contemporanea di più treni uno di seguito all’altro, con segnali luminosi a tre aspetti.

Nella sede del GFMIB era anche presente un plastico fisso a parete che nelle intenzioni era predisposto per il collegamento con quello modulare: non venne mai completato e fu smantellato subito dopo la cessazione del Gruppo, quando in fretta e furia la sede dovette essere sgomberata, all’inizio del 2000.

Il plastico modulare invece è ancora esistente e funzionante in quanto venne “ereditato” dall’allora neocostituito Gruppo Fermodellistico Milanese, che continua fino ad oggi ad ampliarlo con nuovi moduli e ad esporlo a fiere e manifestazioni del settore. Anche i moduli originari sono tuttora presenti, ma rimaneggiati più o meno pesantemente nel paesaggio.

Seguono alcune foto scattate nel dicembre 1993, che ritraggono il plastico così come si presentava all’epoca.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Alcune riprese del plastico, risalenti al 1995, sono invece visibili in questo video dal minuto 1:48 al minuto 3:15

 

Precedente La lunga storia delle “Tigri” prototipo Successivo Carrozza servizio sanitario – Lima