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Automotore FS 214 – Roco

Nel 1996 Roco, grazie all’interessamento dell’importatore italiano Gieffeci, realizza il modello in scala H0 (1:87) dell’automotore Diesel da manovra FS 214: si tratta di una riproduzione ancora inedita, a parte qualche modello artigianale, e particolarmente gradita nell’ancor oggi troppo scarno panorama delle macchine da manovra FS in H0, che all’epoca vedeva, nell’ambito delle realizzazioni industriali, solamente le E321/322 Rivarossi di dieci anni prima e la 245, sempre Rivarossi, uscita l’anno precedente.

214 4101, art. 43728
214 4101, art. 43728

Il modello Roco riproduce i 214 serie 4000, entrati in servizio in ben 319 unità (214 4001-4319) tra il 1979 e il 1986, presenti praticamente ovunque e costruiti in special modo per le manovre di pochi carri negli scali merci delle stazioni medio-piccole (oltre che come ausilio a macchine più potenti negli impianti più grandi), cioè proprio quelle che vanno per la maggiore sui plastici casalinghi, che quasi sempre si sviluppano in spazi ridotti. Dunque il 214 è una macchina ideale proprio su questi impianti. In prima battuta vengono consegnate tre versioni: 214 4101 (art. 43728), 214 4133 (art. 43728.1) e 214 4026 (art. 43728.2).

vista posteriore del 214 4101, art. 43728
vista posteriore del 214 4101, art. 43728

Il modello è molto ben realizzato e le piccole dimensioni, unitamente al rodiggio a soli due assi, hanno costretto Roco ad adottare soluzioni tecniche particolari per avere un buon funzionamento. Solo la cabina è in plastica (con vetri a filo cassa), mentre il cofano motore e il telaio sono in metallo (zama), allo scopo di aumentarne il più possibile il peso dato che, per non compromettere la captazione di corrente, non è stato possibile adottare le classiche cerchiature di aderenza sulle ruote. I due assi, entrambi motori, utilizzano l’appoggio isostatico, in modo da sfruttare al massimo l’aderenza ruota-rotaia anche in caso di binari non perfettamente posati. Grazie a tali accorgimenti il funzionamento è più che buono e la macchina si muove con una certa disinvoltura anche su tracciati sofferti e ricchi di scambi come appunto in uno scalo merci sebbene, per forza di cose, sia sensibile alla sporcizia che, unitamente agli scambi con cuore isolato, può essere causa di qualche arresto indesiderato (del resto la macchina ha soli due assi). Il motore, posto in cabina ma al di sotto dei finestrini (e quindi non visibile dall’esterno), aziona come già detto entrambi gli assi tramite vite senza fine e cascata di ingranaggi: date le sue ridotte dimensioni e la sua posizione tende a surriscaldarsi, tuttavia non è il caso di far marciare il 214 a tutta birra, la demoltiplicazione infatti non è molto spinta, tanto che i 30 km/h di velocità massima (al vero) si ottengono già con pochi volt di alimentazione, mentre ai canonici 12 V corrisponderebbe una velocità (al vero) di circa 120 km/h.

214 4133, art. 43728.1 - foto da ebay
214 4133, art. 43728.1 – foto da ebay

I fanali non sono illuminati, dato che, con la tecnologia dell’epoca, la realizzazione di un impianto con lampadine e conduttori di luce ne avrebbe sicuramente alterato le dimensioni (al giorno d’oggi invece, con i micro LED SMD, qualcosa si sarebbe potuto fare), tuttavia quelli che dovrebbero essere i trasparenti sono stati verniciati in bianco, forse per emulare l’effetto del faro acceso, ma con esito non proprio felice: sarebbe stata senz’altro meglio un’esecuzione in plastica trasparente.

214 4026, art. 43728.2 - foto da ebay
214 4026, art. 43728.2 – foto da ebay

Ben eseguita la verniciatura, nel classico verde vagone delle macchine da manovra FS con fasce antinfortunistiche gialle e telaio nero, tanto che la differenza tra parti in plastica e parti in metallo è impercettibile. I vari corrimani sono realizzati in plastica gialla, sufficientemente fini e robusti. Nella confezione sono poi forniti, da montare a cura del modellista, i classici particolari aggiuntivi tra cui ganci realistici e accoppiatori pneumatici, presenti anche in forma “mutilata” così da poter essere montati pur lasciando in opera i ganci modellistici, questi montati sull’ormai irrinunciabile supporto a norma NEM362. E a proposito di ganci, con questi 214 fa anche il suo debutto il nuovo “gancio universale” Roco, che può essere utilizzato come gancio “corto” ma rimane compatibile (entro certi limiti) con i classici ganci a occhiello: insomma, l’uovo di Colombo per poter sfruttare entrambi i sistemi evitando laboriosi interventi di trasformazione per quei modelli sprovvisti di ganci intercambiabili. La novità è sottolineata da un foglietto accluso alla confezione che invita appunto a provare i nuovi ganci, già montati di serie sulla locomotiva e di cui viene fornita una coppia supplementare per equipaggiare un ulteriore rotabile.

Il successo di questi modelli è più che buono, ma per vederne di nuovi bisognerà aspettare un decennio e solo nel 2006 Roco consegnerà 4 nuove versioni, tutte ambientabili nei primi anni 2000, di cui tre nella colorazione verde ma con “patacche” FS-Trenitalia di varia tipologia sui fianchi della cabina (erano gli anni del furore dell’applicazione del nuovo logo FS, che veniva messo a caso un po’ ovunque, fortunatamente negli ultimi anni questa tendenza è rientrata), in particolare il 214 4282 con logo FS XMPR verde-blu-azzurro di primo tipo (art. 43743), il 214 4278 con logo FS XMPR di secondo tipo, interamente bianco (sempre art. 43743, giusto per non creare confusione…) e il 214 4018 con logo FS-Trenitalia (art. 63939), a cui si aggiunge il 214 4184 in livrea interamente gialla (art. 63938) e in uso a RFI, come accaduto a diverse unità di 214, acquisite dal gestore dell’infrastruttura ferroviaria per l’utilizzo con brevi treni cantiere o per la movimentazione dei mezzi di servizio.

214 4282, art. 43743 - foto da vectis.co.uk
214 4282, art. 43743 – foto da vectis.co.uk
214 4278, art. 43743 - foto da ebay
214 4278, art. 43743 – foto da ebay
214 4018, art. 63939 - foto da ebay
214 4018, art. 63939 – foto da ebay
214 4184, art. 63938 - foto da ebay
214 4184, art. 63938 – foto da ebay

Il 214 RFI non deve aver ottenuto un successo lusinghiero (del resto le sue possibilità di ambientazione ed utilizzo sono piuttosto ristrette), tanto che viene riproposto una prima volta nel 2012, in confezione con due carri (un Gs grigio e un E giallo) per comporre un piccolo convoglio di servizio (art. 51144), e una seconda volta nel 2015, in confezione singola (art. 52650).

214 4184 in confezione con due carri, art. 51144 - foto da hgd.ro
214 4184 in confezione con due carri, art. 51144 – foto da hgd.ro
214 4184, art. 52650 - foto da ebay
214 4184, art. 52650 – foto da ebay

Nel 2011 viene realizzato il 214 4097, in livrea verde e senza “patacche”, venduto in confezione con due carri (un E e un Ghks) più binari e trasformatore (art. 51138) al prezzo, piuttosto vantaggioso, di circa 100 euro.

214 4097, contenuto nella confezione art. 51138 - foto da ebay
214 4097, contenuto nella confezione art. 51138 – foto da ebay

Nel 2015 infine viene prodotta una confezione (art. 51157) contenente il 214 4148 in livrea verde, un carro gru (riproducente in realtà un prototipo tedesco e quindi inadatto ad ambientazioni italiane) e relativi carri di appoggio (pianale e coperto), tutti in livrea grigia, più binari e trasformatore.

214 4148, in confezione con il carro gru e relativi carri appoggio, art. 51157 - foto da hgd.ro
214 4148, in confezione con il carro gru e relativi carri appoggio, art. 51157 – foto da hgd.ro

É stata anche annunciata la realizzazione di un’ulteriore confezione contenente un 214 e tre carri, che però non ha ancora visto la luce.