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Carrozze FS a 2 piani – Comofer

Nei primi anni 2000 il “vuoto di potere” provocato dalla crisi e successivo fallimento del gruppo Lima-Rivarossi, poi rilevato da Hornby, lascia spazio ad altre iniziative imprenditoriali nel campo del modellismo ferroviario: alcune di queste sono poi cresciute negli anni e oggi sono realtà più o meno consolidate, qualche altra invece, per dirla con Pascoli, apparì sparì d’un tratto. Tra queste si annovera la Comofer, che abbiamo già incontrato parlando delle 245 2100, la quale, nell’ambito di un programma di realizzazione di diversi mezzi FS in scala H0 (1:87), annuncia la produzione delle carrozze FS a 2 piani. La scelta appare più che buona, al tempo infatti gli unici modelli disponibili di queste vetture sono quelli Lima degli anni ’80, ormai superati. Purtroppo la gestazione è più lunga del previsto e le prime versioni vengono consegnate nel 2008, poco dopo gli analoghi modelli annunciati nel frattempo da ViTrains: sono gli anni in cui infuria la battaglia dei doppioni, che vede coinvolte diverse case nella realizzazione degli stessi modelli, in ossequio ai dogmi neoliberisti del libero mercato e della concorrenza secondo i quali, grazie ai meccanismi della competizione, si dovrebbe convergere verso un ottimale rapporto qualità/prezzo, il tutto però basato su un paradosso, ossia la presenza di un numero infinito di produttori e di un numero infinito di consumatori di un determinato bene o servizio. In mancanza di ciò il risultato, limitandoci al settore del modellismo, è stato una “guerra tra poveri” tra produttori, una continua corsa dei prezzi verso l’alto e, non ultimo, un generale scadimento qualitativo dei modelli sia per l’utilizzo di materie prime di scarso pregio nell’ottica del massimo contenimento dei costi sia per una progettazione e una successiva messa a punto poco accurata per la fretta nell’approntare i modelli stessi onde battere sul tempo la concorrenza.

Carrozze della confezione art. 200603 – foto da ebay

Tra le vittime di queste logiche perverse troviamo appunto le carrozze oggetto di quest’articolo, che hanno visto vanificate le loro indubbie potenzialità. Nel 2008 dunque vengono consegnate una confezione (art. 200603) contenente una vettura pilota e due intermedie (marcate rispettivamente 50 83 26-39 807-2 npB, 50 83 26-39 010-3 nB e 50 83 26-39 018-6 nB), a cui si aggiunge un’ulteriore unità intermedia venduta singolarmente (art. 200603, marcatura 50 83 26-39 077-2 nB), tutte nell’originaria livrea beige-arancio-viola con parte alta del tetto grigio scuro, elemento al vero caratteristico dei primi lotti produttivi (successivamente sarebbe stato dipinto in beige come il resto della cassa), e logo FS a televisore, ambientabili intorno alla metà degli anni ’80 per la presenza dei triangoli bianchi ai vertici della cassa (che indicano la presenza del solo riscaldamento elettrico) e l’assenza delle sbarre di sicurezza sui finestrini del piano superiore; chiudendo un occhio su tali dettagli l’ambientazione può essere estesa fino agli anni ’90, considerando anche che qualche rara carrozza non ha mai ricevuto le sbarre di sicurezza e ne è tuttora priva (in alternativa si è infatti limitata la corsa di apertura dei finestrini).

Carrozza art. 200604 – foto da ebay

I modelli, prodotti ovviamente presso un terzista cinese, sono in plastica, con forme e dimensioni sostanzialmente corrette, e alcune finezze, come i corrimani interni visibili attraverso i vetri delle porte di salita o la riproduzione delle pinze e dei dischi dei freni sui carrelli e degli sbrinatori sui vetri frontali della pilota, o ancora l’arredo interno, con i bei divanetti correttamente differenziati nei colori tra piano superiore (verdi) e inferiore (arancio), lasciano supporre che almeno in un primo tempo l’idea fosse quella di realizzare una riproduzione di buon livello e ben rifinita.

Dettaglio della parte centrale di una delle carrozze della confezione art. 200603 – foto da ebay
Dettaglio dell’estremità di una delle carrozze della confezione art. 200603 – foto da ebay

Purtroppo però ci si perde per strada e, con il sale sulla coda per via della concorrenza di ViTrains che nel frattempo aveva già consegnato le sue “due piani”, si appronta il tutto alla bell’e meglio per non avere ulteriori ritardi nella consegna: diversi elementi infatti appaiono abbozzati o comunque necessitanti di una ulteriore messa a punto, come le linee di giunzione degli stampi delle casse, in alcuni punti troppo visibili, le cornici dei finestrini o i vari particolari (corrimani, accoppiatori) sul frontale della pilota, sulla quale tra l’altro è stato messo un corrimano orizzontale in alto al vero inesistente, che va smontato riutilizzando i fori di innesto per i tergicristalli.

Il frontale della carrozza pilota – foto ebay

Ma il vero, grosso e imperdonabile difetto di questi modelli, che ne decreta un sonoro insuccesso, è la loro disastrosa circolabilità dovuta a una inesistente messa a punto di carrelli e timoni di allontanamento dei ganci, che spesso si smontano in corsa, il tutto aggravato da un assemblaggio fatto a volte in modo approssimativo. Di serie vengono forniti, chissà perchè, ganci che appaiono come un clone, anche qui non del tutto ben riuscito, degli “universali” Roco, mentre la pilota ha i fanali illuminati tramite LED, ovviamente le lamelle di presa di corrente che strisciano sugli assi premono troppo frenando la carrozza. La verniciatura è sostanzialmente corretta anche se le fasce viola e arancio alla base della cassa appaiono forse un po’ più spesse del dovuto.

Dettaglio di un carrello e del gancio con timone di allontanamento – foto da ebay

Nonostante tutti i difetti evidenziati sopra i prezzi sono, ovviamente, allineati con quelli delle carrozze di altri produttori: 55 euro la carrozza singola, 170 la confezione di tre con la pilota. Come detto prima il loro successo commerciale è stato tutt’altro che eclatante, cosa che ha frenato la realizzazione di ulteriori varianti, già programmate in un primo momento. Attualmente si trovano ancora, sebbene con qualche difficoltà, sul mercato dell’usato, a prezzi spesso gonfiati verso l’alto data la loro presunta “rarità”.