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D141 – Piko

Dopo il successo riscosso con la D145, Piko prosegue il filone delle locomotive Diesel da manovra pesante FS con la D141, sempre in scala H0 (1:87) e ancora inedita come produzione industriale, dato che finora era stata proposta solo da case artigianali o semiartigianali (tra queste ricordiamo il modello GT di fine anni ‘80).

In prima battuta, a fine 2020, è stata consegnata la D141 1004 del deposito di Mestre, ambientabile negli anni ’90-primi 2000 e caratterizzata dai parapetti laterali e frontali dotati di battipiede di sicurezza inferiore, elemento introdotto a partire dall’inizio degli anni ‘90 (art. 52444, disponibile anche con decoder e sonorizzazione-art. 52445), mentre a inizio 2021 è arrivata la D141 1019 del deposito di Padova allo stato d’origine, ambientabile tra gli anni ’60 e la prima metà dei ’70 (art. 52440, disponibile anche con decoder-art. 52446, con decoder e sonorizzazione-art. 52442, e con decoder e sonorizzazione per sistema Märklin-art. 52443). I modelli sono realizzati (ovviamente) in Cina nello stabilimento di proprietà della stessa Piko, cosa che, almeno finora, ha garantito un migliore controllo della qualità del montaggio e della finitura rispetto ad altre case che affidano la produzione a terzisti.

D141 1004, art. 52444

Le ottime caratteristiche riproduttive già viste sulla D145 sono riproposte anche su questa nuova D141, che si presenta ben dettagliata ma non per questo troppo delicata da maneggiare. La tipica forma asimmetrica del prototipo reale è ben restituita e sulla parte anteriore del cofano più lungo si apprezzano le griglie in metallo del comparto radiatori, realmente traforate, che lasciano intravvedere le apparecchiature all’interno (finezza quest’ultima a nostro avviso eccessiva). Sull’unità 1004 in luogo della griglia frontale è riprodotto il telone che veniva montato al vero specie nei mesi invernali per prevenire malfunzionamenti del motore per eccessivo raffreddamento; anche sulle griglie laterali sono presenti i teloni, però arrotolati. L’effetto di tali dettagli, in plastica, è molto buono, tuttavia non tutti li hanno graditi, probabilmente sarebbe stato meglio fornirli come particolari aggiuntivi (in versione distesa o arrotolata) da montare a scelta.

D141 1019, art. 52440 – foto da minimondo2002.com

I caratteristici parapetti sono correttamente differenziati tra le due versioni: con barra intermedia e battipiede sulla 1004, nella più semplice forma d’origine sulla 1019. Sono realizzati in metallo fotoinciso e, come purtroppo avviene sempre quando si utilizza tale tecnica, hanno sezione quadrata e non circolare; fortunatamente la cosa, alla normale distanza di osservazione, si nota poco grazie alla loro finezza che però non ne pregiudica la robustezza, ovviamente quando si maneggia il modello bisogna comunque prestare un po’ di attenzione per non rovinarli.

Altra vista della D141 1004, art. 52444

Molto ben fatta la cabina, con i vetri laterali a filo cassa con cornicetta in color alluminio dotati dell’imponente gocciolatoio superiore e, sulla sola 1004, delle caratteristiche visiere, in plastica trasparente. Sui vetri frontali, anch’essi ben a filo, sono riportati i tergicristalli, fini ma forse un po’ massicci. Sul tetto, sempre sulla 1004, sono visibili gli anelli utilizzati al vero per il sollevamento.

All’interno, correttamente colorato nel verde lichene d’ordinanza, è visibile il banco di manovra, i cui strumenti (altra finezza per noi eccessiva) sono retroilluminati tramite un LED. Il pavimento è molto più in alto del dovuto per fare spazio alla meccanica, per dissimularlo può essere dipinto in nero ed eventualmente si può aggiungere il figurino di un macchinista.

Interno della cabina

I panconi frontali, dalla caratteristica e insolita forma, sono arricchiti da alcuni dettagli come le staffe portafanali e i ganci d’officina e possono essere completati con la riproduzione del gancio realistico e degli accoppiatori pneumatici (questi ultimi non bellissimi, ma rimpiazzabili con altri di fattura migliore disponibili in commercio o recuperabili da altri modelli), previo smontaggio dei ganci modellistici, questi ultimi di tipo intercambiabile a norma NEM e montati su timoni di allontanamento. Osserviamo che, grazie al diverso assetto della D141, rispetto alla D145 i panconi non sono stati mutilati per non interferire con i ganci modellistici; la mutilazione ha invece riguardato i sottostanti serbatoi, molto meno visibili e comunque sostituibili con altri in forma completa, forniti tra gli aggiuntivi, per allestire i frontali in maniera realistica.

Al di sopra dei panconi spiccano i fanali, il cui corpo appare un po’ più massiccio del dovuto, compromesso necessario per poterli illuminare tramite microLED, la cosa comunque non disturba più di tanto anche se sull’unità 1019 risalta maggiormente per via della coloritura gialla.

D141 1004, art. 52444, vista dalla parte del cofano più corto

La parte bassa, piuttosto semplice come al vero, è anch’essa ben realizzata e i carrelli presentano una buona incisione dei vari dettagli (boccole, elementi della sospensione, cilindri freno ecc.), sebbene l’aspetto troppo pulito e la lucentezza delle vele delle ruote noucciano un po’ al realismo, che può essere migliorato con una leggera sporcatura.

La verniciatura, nel classico verde vagone con fasce gialle delle macchine da manovra FS, non presta il fianco a critiche, con colori ben applicati e di tonalità fedele al vero. Ben fatte anche le varie marcature e iscrizioni di servizio nonchè le targhe sui fianchi della cabina, queste ultime non in rilievo ma solo tampografate. Sui carrelli sono visibili le minuscole targhette di identificazione dei motori.

La parte anteriore della D141 1019, art. 52440 – foto da piko.de

Conformemente al vero, data la diversa epoca di ambientazione, le due versioni presentano alcune differenze nella decorazione: la 1019 infatti ha telaio e carrelli bruni, un diverso andamento delle fasce gialle, parapetti neri, carenature dei fanali gialle, invece sulla 1004 il telaio e i carrelli sono neri e i parapetti spiccano nel loro color giallo mentre le carenature dei fanali sono verdi come il resto della cassa. Diversi anche i caratteri della marcatura sui panconi, che sulla 1019 presentano una fine ombreggiatura nera mentre sulla 1004 riproducono quelli autoadesivi in uso a partire dagli anni ’80.

Fiancata sinistra della D141 1004, art. 52444

La parte meccanica è di concezione tradizionale e prevede un telaio metallico con motore in posizione centrale che tramite alberi articolati con snodi cardanici, viti senza fine e ingranaggi trasmette il movimento a tutti e quattro gli assi. Gli assi estremi di ogni carrello hanno una ruota dotata di cerchiatura di aderenza in gomma: tale disposizione riduce il passo elettrico del modello e potrebbe causare qualche incertezza su particolari configurazioni di tracciato (ad esempio sequenze di scambi con cuori isolati), nulla però vieta di invertirne il posizionamento.

Il funzionamento è più che buono, con ottimo minimo e velocità massima non eccessiva, come si conviene a questo tipo di locomotiva. Rispetto alla D145 questa D141 è più leggera e un po’ meno prestante, la forza di trazione comunque risulta adeguata sebbene su tracciati acclivi e con treni pesanti possa verificarsi qualche slittamento (in ogni caso anche al vero le D145 hanno una potenza quasi doppia rispetto alle D141).

Nota (molto) dolente il prezzo, paragonabile a quello della D145 nelle sue varie declinazioni anche se ulteriormente ritoccato, chiaramente, verso l’alto: la 1004 in versione base costa 230 euro, che salgono a 235 (+2,17%) per la 1019, sempre in versione base, mentre per quella con decoder si arriva a 276 euro (+20%). Per le unità con decoder e sonorizzazione invece si schizza ben al di sopra dei 300 euro: 320 per la 1004 (+40%), 325 per la 1019 (+41%) e 335 (+46%) per quella adatta al sistema Märklin.

Ciononostante la D141 sta riscuotendo un buon successo di vendite, vuoi anche per il fatto che i quantitativi prodotti sono piuttosto limitati (nell’ordine di alcune centinaia di pezzi per versione) e il mercato del fermodellismo è sempre più ristretto e di nicchia.

Infine due parole sulla corretta ambientazione del modello: oltre che per i servizi di manovra, le D141 sono state ampiamente impiegate anche per quelli di linea, sia merci che, fino agli anni ’70, passeggeri (si ricordano ad esempio i locali sulla Rovigo-Chioggia o in Val Pusteria). A livello di contesto geografico la versione anni ’90 è collocabile in un ambito abbastanza ristretto in quanto al vero tutte le unità erano state concentrate nel Nord Est. Prospettive più ampie invece per la versione anni ’60-’70 dato che a quell’epoca varie unità, anche se a volte in numero ridotto e per brevi periodi, avevano lavorato in varie regioni tra cui Liguria, Sicilia e Sardegna oltre a episodiche comparse a Torino, Bologna o Napoli, ad ogni modo il grosso del Gruppo ha sempre circolato in Veneto e Friuli.

Per il futuro sono già previste ulteriori nuove versioni, di cui parleremo quando saranno disponibili.