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D145 serie 2000 – Piko

Annunciata in occasione dell’Hobby Model Expo di Novegro 2018, è stata consegnata a fine maggio la locomotiva da manovra FS D145 serie 2000 in scala H0 (1:87): l’unità prescelta è la 2018 del deposito di Milano Smistamento (art. 52840, disponibile anche in versione equipaggiata con decoder ed effetti sonori, art. 52842, e in versione per alimentazione in corrente alternata sistema Märklin, art. 52841, anche con decoder ed effetti sonori, art. 52843), facente parte della prima sottoserie (2001-2020, al vero entrate in servizio nel 1983-84 e tuttora in attività) e ambientata negli anni ’80, primo periodo di esercizio. Si tratta del primo modello italiano “puro” mai realizzato da Piko.

Prodotta negli stabilimenti cinesi Piko, è una riproduzione di ottimo livello e al contempo robusta: la sovrastruttura, in plastica, riprende le tipiche forme del prototipo reale, con i due lunghi cofani dalle forme irregolari e differenti tra loro, sui quali si fanno apprezzare, su quello “lato inverter”, le griglie in metallo realmente traforate e applicate a parte in modo preciso, tanto che non sono visibili fessure o linee di giunzione.

Sui frontali spiccano i loghi FS “a televisore” in rilievo (elementi caratteristici delle unità 2001-2020), applicati a parte e con fondo rosso, proprio come al vero all’atto della consegna; in tempi successivi su molte unità il fondo sarebbe diventato arancio, tuttavia la 2018 ha conservato i fregi con fondo rosso almeno fino al 2008.

La cabina ha vetri a filo cassa e su quelli frontali sono stampati con buona finezza i tergicristalli; gli interni, per quanto possibile, sono riprodotti e colorati in beige, come al vero.

I lunghi corrimani sulle fiancate e sulle testate sono in metallo fotoinciso, cosa che li rende sufficientemente robusti (ovviamente occorre un po’ di cura nel maneggiare il modello), purtroppo a sezione quadra anzichè circolare, anche se fortunatamente, date le ridotte dimensioni, la cosa si nota poco, i corrimani in corrispondenza delle porte della cabina sono invece in plastica. I vari gradini e i praticabili sono correttamente zigrinati.

Ben riprodotti i fanali, tutti illuminati tramite microled: in versione analogica si accendono, a seconda del senso di marcia, i due bianchi in testa e  i due rossi in coda (anche se a nostro avviso sarebbe stato preferibile, trattandosi di una macchina da manovra, far accendere i fari bianchi su entrambe le testate a prescindere dal senso di marcia), mentre sulla versione digitale è possibile comandare l’accensione a piacimento ed è stata addirittura prevista la possibilità di accendere il fanalino verde (al vero a suo tempo utilizzato per la segnalazione di treni supplementari o straordinari, riteniamo però che sulle D145 il suo impiego sia stato alquanto sporadico).

Le apparecchiature sottocassa e le fiancate dei carrelli sono realizzate in modo accettabile e non prestano il fianco a critiche mentre i panconi frontali sono forse l’unico punto debole di questo modello: per consentire l’utilizzo dei ganci modellistici, ovviamente dotati di innesto a norma NEM362 e montati su timoni di allontanamento, è stato previsto uno scasso che, qualora si voglia allestire il frontale in modo realistico, può essere chiuso tramite un apposito tassello che va ad innestarsi nel supporto del gancio, soluzione ingegnosa ma dal risultato che lascia qualche perplessità per la presenza di inevitabili fessure che nuocciono al realismo, probabilmente sarebbe stato meglio adottare panconi intercambiabili come, ad esempio, sulle 245 Rivarossi.

La verniciatura, nel tipico color arancio (che ha valso a queste macchine il soprannome di “aragosta”) con fasce gialle, telaio nero e tetto grigio è conforme al prototipo reale all’atto della consegna (in tempi più recenti su varie unità il tetto è stato colorato in alluminio), l’arancio appare forse un po’ carico ma comunque accettabile su una macchina nuova di fabbrica o appena riverniciata, al vero la livrea, esposta alle intemperie e agli accumuli di sporco e fuliggine, si deteriora rapidamente: sicuramente una buona dose di sporcatura e invecchiamento contribuirà ad accrescere il realismo del modello.

L’andamento delle fasce gialle sugli spigoli superiori dei cofani, con l’interruzione in corrispondenza della parte obliqua su quello “lato Diesel”, riproduce la situazione allo stato d’origine, successivamente anche questa porzione è stata dipinta in giallo.

Le targhe (solo tampografate, non in rilievo) e le varie iscrizioni di servizio sono sostanzialmente ben fatte, mancano le date dell’ultima revisione ciclica perchè, coerentemente con l’ambientazione temporale, al vero la macchina non era stata ancora sottoposta a revisione.

La meccanica prevede il classico schema con motore centrale che aziona tramite alberi articolati tutti e 4 gli assi. Il funzionamento è molto fluido, silenzioso e regolare e la locomotiva marcia sicura anche su binari non perfettamente posati e su curve di raggio ridotto, fino a 360 mm. Grazie alla buona massa (circa 400 grammi) e alla presenza di due ruote dotate di cerchiature di aderenza in gomma la forza di trazione è più che buona, come si conviene a una macchina da manovra pesante come questa.

Al vero l’impiego principale delle D145 è nei servizi di manovra pesante nelle grandi stazioni o scali merci o ancora presso le invasature dei traghetti da/per la Sicilia e (a suo tempo) la Sardegna, tuttavia è improbabile che nella maggior parte dei plastici siano riprodotti scenari di questo tipo, fortunatamente però le D145 sono atte anche al servizio di linea e come tali, specie in passato, sono state impiegate, seppure in misura minore, anche per qualche servizio merci, per lo più il disbrigo di tradotte per trasferimenti di carri da uno scalo all’altro, o per la trazione di treni di servizio (ad esempio carri di pietrisco per lavori all’armamento), pertanto sarà possibile utilizzare realisticamente il modello in questa maniera, specie se l’impianto riproduce una linea secondaria con piccole stazioni dove la presenza di una D145 per le sole manovre non sarebbe certamente giustificata.

Nonostante il prezzo decisamente elevato (circa 200 euro per la versione base, che si avvicinano pericolosamente ai 300 per quelle con decoder) il successo della D145 è stato molto buono, tanto che il produttore ha intenzione di realizzare ulteriori nuove versioni anche della seconda sottoserie (2021-2062) e ambientabili in epoca più recente.