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E656 Lima – parte I: prime versioni

All’inizio degli anni ’90 per Lima i tempi sono ormai maturi per proporre un modello in scala H0 (1:87) della locomotiva FS E656 “Caimano” aggiornato ai nuovi standard qualitativi, dato che le riproduzioni fino ad allora disponibili, realizzate negli anni ’70 dalla stessa Lima e da Rivarossi, sono ormai obsolete. In un primo momento si pensa a una rivisitazione del vecchio modello, con nuova meccanica e migliorie di dettaglio alla cassa, in maniera analoga a quanto attuato nel 1991 per le E645-646, le numerose critiche raccolte da queste ultime però fanno desistere dal proposito e si opta per un rifacimento totale.

Le nuove E656 vedono la luce nella seconda metà del 1992, vengono inizialmente proposte la E656 420 di quinta serie (art. 208339LP) seguita dalla E656 182 di quarta serie (art. 208340LP) e dalla E656 209 di seconda serie (art. 208341LP), per le quali è possibile sfruttare gli stessi stampi delle casse, con una piccola variazione sulla E656 209 per riprodurre la diversa conformazione dei fari frontali, con quelli rossi di piccole dimensioni (questi solo stampati, non funzionanti). Sono tutte ambientate negli anni intorno al 1990, nella livrea in uso all’epoca in blu orientalegrigio perla con fascioni frontali rosso segnali e “baffi” giallo taxi (forse non tutti ricorderanno che fino ai primi anni ’90 i taxi erano appunto gialli, per poi passare al bianco).

E656 420, art. 208339LP – foto da ebay

Le semicasse, in plastica, riproducono bene le forme dei prototipi reali, con le caratteristiche griglie di aerazione laterali, mentre sul tetto si fanno notare i numerosi dettagli riportati come gli sfogatoi, le varie tubazioni e serpentine e i praticabili grigliati, tutti in plastica e di ottima finezza, e, sulla sola 209, i cassoncini dell’impianto di condizionamento delle cabine, in corso di applicazione proprio in quegli anni.
I pantografi tipo 52 FS sono un’altra novità e debuttano proprio su questi modelli, andando poi a equipaggiare negli anni successivi molti mezzi FS di produzione Lima e Rivarossi: sono realizzati sulla base di quelli approntati poco tempo prima per l’E454 Rivarossi ma con qualche semplificazione soprattutto nella base, dove scompare la riproduzione del cilindro di sollevamento. Oggi appaiono un po’ grossolani, ma all’epoca erano considerati, insieme ai Sommerfeldt, le migliori riproduzioni di pantografi 52 FS.

E656 182, art. 208340LP – foto da ebay

Buoni i vetri a filo cassa, quelli frontali delle cabine, applicati dall’esterno, sono poi leggermente azzurrati per riprodurre la tonalità dei vetri Triplex montati al vero, a essere pignoli mancherebbe la riproduzione degli sbrinatori, inoltre sulla 182 e sulla 209 le cornici sono prive della riproduzione delle bullonature di fissaggio, cosa che peraltro consente di utilizzare lo stesso pezzo previsto per la 420 semplicemente variando il colore della cornice (da nero ad alluminio), ma nel 1992 queste semplificazioni sono ancora accettate. I dettagli dei frontali suscitano qualche perplessità e rappresentano una caduta di stile rispetto alla qualità complessiva del modello: i fanali infatti sono riprodotti in modo troppo semplificato, con le ghiere stampate anzichè applicate a parte, e se per la 209 la cosa si può in qualche modo tollerare, non è così per la 182 e la 420 dotate di fari rossi grandi, al vero di fattura differente rispetto a quelli bianchi, mentre sui modelli sono uguali. Anche i respingenti non sono molto belli, con fusti troppo magri e privi della flangia di fissaggio al pancone, così come le condotte pneumatiche, le prese REC maschio (accettabili invece quelle femmina) e il gancio realistico, da montare a scelta al posto di quello modellistico, sovradimensionati invece i tergicristalli: per tutti questi particolari infatti si è preferito riciclare quelli già in produzione per le già citate E646, scelta incomprensibile e anche poco accorta perchè, dato il considerevole investimento affrontato per realizzare i nuovi stampi delle casse, probabilmente non si sarebbero creati significativi aggravi di costi se si fossero realizzati come si deve anche questi elementi.

E656 209, art. 208341LP – foto da ebay

Sui frontali spiccano i vomeri spartineve a fasce gialle e nere, forniti sia in versione realistica sia in versione modellsitica con un’ampia finestra per non interferire con il gancio, questo montato su supporto NEM362 ma senza timone di allontanamento: sono fissati al telaio con una piccola vite e di fabbrica ne viene montato uno realistico sulla testata anteriore e uno con apertura sulla testata posteriore, nella confezione comunque è presente una corrispondente coppia di vomeri per allestire i frontali a piacimento. Riproducono bene la forma dei vomeri al vero montati sulle E656 dalla seconda serie in poi (su quelle di prima serie invece sono di tipologia differente, analoghi a quelli impiegati sulle E636 ed E646, a causa della differente conformazione del telaio), sono realizzati in plastica gialla, quindi la loro parte posteriore si presenta di uno squillante e irrealistico color giallo, tuttavia ci vuole poco a ridipingerli nel corretto color nero.
Per i cavi che corrono lungo il bordo inferiore delle semicasse si tenta un nuovo approccio: anzichè interromperli in corrispondenza dello snodo (od omettere totalmente la loro riproduzione, come sui modelli di vecchia concezione) li si realizza con un materiale plastico molto morbido, un po’ gommoso, nonostante le buone intenzioni però l’esperimento non può dirsi riuscito, infatti, oltre ad essere riprodotti in modo semplificato, con l’uso la parte a “U” in corrispondenza dell’articolazione tende a “spanciare” verso l’esterno e a volte anche a rompersi, inoltre i pernetti di fissaggio non garantiscono sempre una buona tenuta nei corrispondenti occhielli posti sul bordo inferiore delle casse, con il risultato che i cavi si sfilano rischiando poi di impigliarsi con eventuali elementi posti accanto al tracciato, d’altra parte non è nemmeno consigliabile incollarli in quanto ciò complicherebbe enormemente l’apertura del modello (le semicasse sono fissate al telaio tramite incastri e si rimuovono allargandole in basso e sfilandole verso l’alto). Per finire, le estremità dei cavi terminano con un’incomprensibile e irrealistica inclinazione verso l’alto: forse nelle intenzioni queste parti andavano infilate sotto il bordo della cassa, di fatto è difficle mantenerle in questa posizione, pertanto la cosa migliore da fare è eliminarle.

Per qualche strano motivo invece il cavo di alta tensione sul tetto, per il quale si sarebbe potuto sfruttare lo stesso sistema, è invece in plastica rigida e interrotto presso lo snodo: misteri di Lima…
I carrelli sono riprodotti in modo soddisfacente, con le tipiche molle a balestra, lasciano però a desiderare i cacciapiaetre, da montare a parte, per i quali si utilizza anche in questo caso il pezzo già prodotto per l’E646, con l’aggravante che manca completamente qualunque sede o predisposizione per un fissaggio adeguato (nelle istruzioni si consiglia di incollare i singoli cacciapietre al carrello, con il rischio di perderli per strada…). Anche gli ammortizzatori antiserpeggio, da applicare a parte e possibilmente da verniciare in rosso, sono un po’ semplificati, mancano le riproduzioni delle appendici di fissaggio alla cassa, inoltre per quelli del carrello centrale e per quelli sul lato destro del carrello posteriore i fori di fissaggio al centro del carrello sono in posizione errata, infatti l’ammortizzatore è orientato verso l’estrmità del carrello, come è possibile rilevare dalle foto delle macchine vere.

Fiancate di E656 dal vero, sopra lato cabina AT, sotto lato corridoio

La finitura è molto buona, con tonalità dei colori fedeli al vero, degni di nota i loghi FS frontali in rilievo e i disegni del Caimano sui fianchi delle cabine, corretti nella forma e nelle dimensioni. Molto buone anche le varie targhe e scritte di servizio, comprese quelle di dimensioni minori, e le marcature sui panconi frontali, con caratteri anche qui di forma e dimensioni corrette. Gli interni delle cabine invece sono realizzati in modo semplificato con un elemento in plastica di un improbabile color celeste.

La meccanica riprende pari pari quella già approntata l’anno precedente per l’E646, sfruttandone buona parte della componentistica: il telaio, in lega di alluminio (zama), è praticamente lo stesso, tanto che sono ancora presenti i fori per il passaggio delle viti di fissaggio delle semicasse utilizzati appunto sull’E646 ma qui inutili.

E656 420 vista da sotto: sono evidenti i 4 fori sul telaio, originariamente studiato per la E646

Nuovo è il motore, a 5 poli di produzione Igarashi, già visto l’anno precedente sulle E444 e che equipaggerà parecchie locomotive prodotte da Lima e Rivarossi fino ai primi anni 2000: è fissato in posizione quasi centrale e aziona i carrelli estremi tramite il classico sistema ad alberi con snodi cardanici e trasmissione a vite senza fine e cascata di ingranaggi, mentre il carrello centrale non è motorizzato. Anche le scatole di trasmissione sono le stesse dell’E646, le viti senza fine però sono a un principio anzichè a due principi, mentre le ruote sono nuove, con bordini più bassi e con inserti in plastica sulle vele che riproducono il sistema di trasmissione reale “ad anello danzante”.
Il funzionamento è abbastanza buono ma non ottimo: in casa Lima, dopo decenni di dominio assoluto del classico motore “G”, non c’è ancora molta confidenza con questo schema meccanico, i pezzi hanno tolleranze e giochi eccessivi e la marcia risulta non sempre perfettamente liscia e regolare, insomma siamo ancora lontani dalle eccezionali caratteristiche delle quasi coeva E636 Roco. Inoltre la forza di trazione, nonostante la presenza di due ruote con cerchiatura in gomma, una su ogni carrello estremo, non è particolarmente elevata, difetto abbastanza grave per una locomotiva come la E656, utilizzata spesso al traino di convogli pesanti: il telaio infatti è troppo leggero, la locomotiva pesa circa 400 g ripartiti su 6 assi mentre la già citata E636 Roco supera i 650 g (per esperienza, abbiamo osservato che per avere una buona forza di trazione occorrono circa 100 g per asse). La velocità massima in scala è di circa 120 km/h, quindi sensibilmente inferiore rispetto ai 150 km/h della locomotiva vera: curiosamente, è come se Lima avesse anticipato i tempi, infatti, come e noto, circa 10 anni dopo per un buon numero di E656, ormai adibite al servizio merci,  si sarebbe intrapresa la trasformazione in E655, con modifica del rapporto di trasmissione e riduzione della velocità massima proprio a 120 km/h. Purtroppo anche su questi modelli si manifesta nel tempo il difetto della crettatura degli ingranaggi calettati sugli assi, già visto sulle ALn 663 e 668, derivante da un errore progettuale e mai definitivamente risolto.

Le nuove E656 Lima, vendute inizialmente a circa 200.000 lire (corrispndenti a circa 175 euro attuali secondo le rivalutazioni Istat), vengono accolte positivamente dai modellisti, tuttavia le varie semplificazioni e imprecisioni suscitano qualche polemica, in particolare per quanto riguarda i fanali, tanto che Lima è costretta a correre ai ripari distribuendo ai negozi un set di ghiere (realizzate con semplici spezzoni di tubetto metallico, comunque meglio di niente…) da applicare su quelli bianchi.
Il successo comunque è molto buono, tanto che nel 1993 arrivano due nuove numerazioni, la E656 194 di quarta serie (art. 208381LP) e la E656 439 di quinta serie (art. 208380LP), quest’ultima con cassoncini dell’impianto di condizionamento. Su queste vengono adottate di serie le migliorie ai fanali.

E656 194, art. 208381LP – foto da ebay
E656 439, art. 208380LP – foto da ebay

Negli anni successivi saranno prodotte ulteriori nuove versioni, come vedremo nella prossima parte.

E656 Lima – parte II: sesta serie e XMPR
E656 Rivarossi (ex Lima) – parte III: le “cinesi”
E656 Rivarossi (ex Lima) – parte IV: nuove versioni 2018