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Locomotiva FS E626 – Roco

Il modello di cui parliamo questa volta non ha bisogno di presentazioni: la E626 Roco infatti, nell’immaginario collettivo dei fermodellisti italiani, è vista come una pietra miliare in quanto ha dato inizio a una nuova filosofia nelle riproduzioni di modelli ferroviari italiani, con rotabili di qualità sempre migliore e soprattutto con misure in esatta scala H0 (1:87). Tale nuova concezione è stata poi adottata nel corso degli anni ’80, seppur gradualmente e con non poche incertezze, anche dalle case concorrenti come Lima e Rivarossi (esemplare il caso delle E633).

Nel 1980, anno in cui le prime E626 Roco sono state messe in vendita (la presentazione ufficiale è avvenuta al Salone del Giocattolo di Milano nel febbraio di quell’anno), il panorama fermodellistico italiano era piuttosto depresso e statico, la scena era infatti dominata da Rivarossi, con modelli anche di buona qualità ma in scala abbondante (1:80 circa) e da Lima, con riproduzioni in scala sostanzialmente corretta ma piuttosto spartane in quanto destinate al mercato del giocattolo più che a quello del modellismo. La E626 in scala H0 inoltre era un modello che mancava, nonostante l’importanza e la diffusione di queste locomotive al vero (448 esemplari, in servizio dagli anni ’20 agli anni ’90): infatti la sola riproduzione esistente era quella realizzata da Rivarossi subito dopo la guerra, ormai un pezzo da museo.

Il modello Roco si presenta ottimamente ancora oggi e solo alcuni elementi di fattura un po’ grossolana, come i pantografi, o qualche particolare mancante o riprodotto in modo impreciso ne tradiscono l’età. Si tratta comunque, in linea di massima, di imperfezioni sanabili con qualche intervento di elaborazione non molto impegnativo. La cassa, in plastica, riproduce bene le forme della locomotiva vera, con le caratteristiche chiodature. Sono inizialmente proposte macchine appartenenti alla terza serie (100-407), ambientate in epoca III-IV, in livrea castano-isabella: oltre alla E626 407 viene realizzata anche, erroneamente, un’unità con numerazione corrispondente alla quarta serie, la 410, al vero differente per alcuni particolari rispetto al modello. Giusto per non confondere le idee entrambe hanno il medesimo codice articolo (04187A).

Una delle prime versioni prodotte: E626 407 (art. 4187A-1) - foto da ebay
E626 407, art. 04187A – foto da ebay
E626 410, sempre art. 04187A – foto da ebay

A queste si aggiunge la 361 102 JZ (art. 04187B), al vero ex E626 023 FS, ceduta alle ferrovie jugoslave a seguito della seconda guerra mondiale: il modello in realtà non è conforme al prototipo reale poichè la macchina vera era un’unità di seconda serie (che Roco produrrà in seguito), con griglie sulle fiancate, seppur con avancorpi modificati e simili a quelli delle E626 di quarta serie.

361 102 JZ, art. 04187B – foto da catawiki.it

Il funzionamento è regolare, grazie al motore a 5 poli di buona qualità, al pesante telaio in metallo e a ben 4 ruote dotate di anelli di aderenza in gomma che garantiscono una forza di trazione adeguata. Unico difetto da segnalare, in rettilineo la locomotiva tende a disporsi leggermente obliqua rispetto all’asse del binario: ciò è dovuto allo schema meccanico adottato, dove il motore aziona tramite una vite senza fine e una cascata di ingranaggi i due assi centrali (il 3° e il 4°), mentre i due carrelli estremi sono folli. Un problema ben più grave è invece emerso dopo molti anni: il telaio della locomotiva e i telai dei carrelli di estremità, realizzati in zama, si sono mostrati soggetti alla cosiddetta “peste dello zama”. Il fenomeno, a quanto pare, sembra essere circoscritto solo ad alcuni lotti e non all’intera produzione.

E626 388, ancora art. 04187A – foto da catawiki.it

La E626 Roco riscuote da subito un notevole successo e già dopo pochi anni, nel 1982, oltre a una nuova versione di terza serie, la E626 388 (sempre art. 04187A), vengono approntati nuovi stampi per riprodurre anche le unità di seconda serie (015-099), con compressore meccanico azionato dal caratteristico “biellino”, che sono realizzate, oltre che nei classici colori castano-isabella (E626 059, art. 04187C, epoca III-IV), anche in livrea nera d’origine (E626 075, art. 04187E) e in livrea castano-grigio pietra (E626 080, art. 04187F), ambientabili in epoca II, nonché in versione “preda bellica” appartenente alla ferrovie jugoslave JZ (361 007, art. 04187D, questa volta corretta).

E626 059, art. 4187C, prodotta nel 1982 - foto da ebay
E626 059, art. 04187C – foto da ebay
E626 075, art. 04187E – foto da ebay
E626 080, art. 04187F – foto da ebay
361 007 JZ, art. 04187D – foto da catawiki.it

Nel 1986 viene prodotta, in serie limitata, la E626 400 (art. 43506) ambientata in Epoca III e dotata di compressore meccanico con relativo “biellino”.

E626 400, art. 43506 – foto da ebay

Nel 1988 vengono consegnate la E626 046 di seconda serie (art. 43501) e la E626 375 di terza (art. 43499), entrambe castano-isabella, alle quali si aggiungono le riedizioni delle versioni nera, castano-grigio pietra e JZ con caratteristiche e numeri di servizio invariati, ma con nuovi codici articolo (43503 la 076 nera, 43504 la 080 castano/grigio e 43505 la 361 JZ), seguite l’anno successivo dalla E626 079 di seconda serie castano-isabella (sempre art. 43501).

E626 046, art. 43501 – foto da ebay
E626 375, art. 43499
E626 079, ancora art. 43501 – foto da ebay

Nel 1990 vengono proposte due confezioni, in serie limitata, contenenti una E626 e tre carrozze “tipo 1921”, l’art. 43041 “Treno Direttissimo anno 1932 linea Napoli-Foggia” con la E626 050 in livrea nera e le carrozze Az 10.012, Bz 20.061 e Cz 30.701 in livrea verde, e l’art. 43042 “Treno Direttissimo anno 1936 linea Venezia-Giulia” con la E626 057 in livrea castano-grigio pietra e le carrozze Az 10.008, Bz 20.005 e Cz 30.689 in livrea castano-isabella.

Confezione con E626 050 nera e tre carrozze verdi, art. 43041 – foto da redsbazaar.it
Confezione con E626 057 castano-grigio e tre carrozze castano-isabella, art. 43042 – foto da ebay

Nel 1991 vengono prodotte la E626 022 di seconda serie in castano-isabella con “biellino” (sempre art. 43501) e la E626 369 di terza serie, declinata sia in versione di Epoca III con “biellino” (art. 43499.1) sia di Epoca IV senza “biellino” (art. 43499).

E626 022, sempre art. 43501 – foto da ebay
E626 369 con “biellino”, art. 43499.1 – foto da ebay
E626 369 senza “biellino”, art. 43499 – foto da ebay

Nel 1993 vengono consegnate la E626 027 di seconda serie (sempre art. 43501) e tre macchine di terza serie, la E626 247 con “biellino” (ancora art. 43499.1), la 300 senza “biellino” (ancora art. 43499) e la E626 386 (art. 43501.1), al vero acquistata nel 1990 dalla SATTI per la ferrovia Torino-Ceres e recante i loghi della società.

E626 027, sempre art. 43501 – foto da ebay
E626 247, ancora art. 43499.1 – foto da ebay
E626 300, ancora art. 43499 – foto da catawiki.it
E626 386 SATTI, art. 43501.1 - foto da ebay
E626 386 SATTI, art. 43501.1 – foto da ebay

Nel 1994 si ha un’ultima evoluzione, infatti con una modifica di stampo vengono realizzate le unità di quarta serie (408-448), caratterizzate dagli sportelli superiori dell’avancorpo anteriore più allungati verso il basso. Si approfitta anche per migliorare la finitura e vari dettagli come i panconi frontali, da cui si eliminano gli incavi agli angoli inferiori, non corrispondenti al vero, e i respingenti, che vengono sostituiti da altri più realistici. Le unità realizzate sono la E626 408 con “biellino” ambientata in Epoca III (art. 43375.1) e la E626 409 senza “biellino” ambientata in Epoca IV (art. 43375).

E626 408, art. 43375.1 – foto da ebay
E626 409, art. 43375 – foto da ebay

A queste si aggiunge anche la versione allo stato d’origine (1939) con l’effimera marcatura come gruppo E625, l’unità proposta è la 010 (art. 43375.2).

E625 010, art. 43375.2 - foto da ebay
E625 010, art. 43375.2 – foto da ebay

Nel 2001 vengono consegnate ben 4 macchine di seconda serie, la E626 076 in livrea nera (art. 43763), la E626 059 in castano-grigio pietra (art. 43764), riproducente l’unità al vero conservata presso il Museo di Trieste Campo Marzio, che in realtà è la 027 rinumerata, e le E626 053 e 029 in castano-isabella (rispettivamente art. 43765 e 43765.1), che si giovano delle migliorie di dettaglio introdotte sulle unità di quarta serie.

E626 076, art. 43763 – foto da ebay
E626 059, art. 43764 – foto da catawiki.it
E626 053, art. 43765 – foto da ebay
E626 029, art. 43765.1 – foto da ebay

In aggiunta a queste viene prodotta anche la versione delle ferrovie cecoslovacche (gruppo E666 CSD), al vero una “preda bellica” ex FS: da quanto abbiamo capito è stata riprodotta la E666 001 (art. 43769) ma nella confezione sono accluse le targhe per realizzare anche le unità 002 e 003.

E666 001 CSD, art. 43769 – foto da aukro.cz
E666 003 CSD, art. 43769 – foto da ebay

Ultimo atto, nel 2002 vengono prodotte altre due unità di quarta serie, la E626 429 con “biellino” (art. 43771) e la E626 442 senza “biellino” (art. 43772).

E626 429, art. 43771 – foto da ebay
E626 442, art. 43772 – foto da ebay

Non vengono invece mai realizzate, sebbene fossero state ventilate, versioni con le modifiche apportate a un certo numero di macchine negli anni ’80 (porte delle cabine metalliche e vetri laterali abbassabili anziché scorrevoli).

La storia della E626 Roco termina nel 2002 quando la casa comunica che, dopo circa 56.000 esemplari prodotti, si è riscontrata una certa usura degli stampi che pertanto non sono più utilizzabili. Non manca però chi dietro questo fatto ha ravvisato qualche oscura manovra commerciale, considerando che esistono modelli prodotti più a lungo e in maggiori quantitativi (ad esempio la E444 001 Lima uscita nel 1967 e ancora oggi in catalogo) .

Nel 2010 Roco ha annunciato nuove produzioni di E626 (non si capisce bene se con stampi rifatti o con quelli vecchi rimessi in efficienza), tuttavia ad oggi non si è ancora visto nulla.