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Treni di Lombardia cinquant’anni fa nelle foto di Cesare Giorgi

Autori: A. Albè, P. Gregoris, S. Viganò (a cura di)
Editore: CIFI – Milano – 2015
Pagine: 112

Questo volume di carattere fotografico, curato dal Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani-sezione di Milano con il patrocinio di Lucchini RS, nota azienda specializzata nella produzione di componentistica ad uso ferroviario (in particolare sale, cerchioni ecc.), raccoglie una serie di scatti realizzati principalmente negli anni ’60, con sconfinamenti nel decennio successivo, ad opera di Cesare Giorgi, integrati da immagini di altri noti e valenti fotografi ferroviari (Buzzi, Gregoris, Roher) nonchè dell’archivio Lucchini RS.

Come annunciato nel titolo, le immagini, tutte in bianco e nero, sono state riprese in ambienti ferroviari lombardi, partendo da Milano e andando a concludere il percorso a Cremona, dopo aver toccato un po’ tutte le province della regione e non aver trascurato alcune linee private che proprio in quegli anni venivano chiuse in favore del trasporto su gomma (Mantobva-Peschiera, Valli bergamasche, Voghera-Varzi), pratica tutt’oggi ancora molto in voga, dato che permette di ottenere vantaggi nell’immediato a gruppi ristretti a scapito della collettività nel lungo termine, obiettivo generalmente perseguito da tutte le classi al potere in tutta la storia dell’uomo: homo homini lupus.

Quanto raffigurato nelle foto richiama una realtà, non solo ferroviaria, ormai scomparsa e, per chi non l’ha vissuta di persona, offre alcuni interessanti spunti di riflessione sul fatto che, contrariamente a quanto si sia normalmente portati a pensare, il trascorrere del tempo ha portato non solo progressi e miglioramenti, ma anche peggioramenti e un degrado generale, non solo a livello ferroviario, ma anche e sopratturro a livello sociale, economico, politico, in un processo che, specie dopo gli anni ’80, sembra ormai irreversibile: pare incredibile, ad esempio, che in un tempo neppure troppo lontano il trasporto merci su ferro fosse così sviluppato, pur impiegando in larga misura mezzi già all’epoca obsoleti (locomotive a vapore, carri di costruzione anteguerra) e soprattutto che gli ambienti ferroviari fossero “vivi” e curati e non ridotti a terra di nessuno come siamo abituati a vedere oggi, dove l’incuria e il degrado sono la regola pressochè ovunque.

Molto interessanti le didascalie, riportate al termine del volume anche in lingua inglese, che non si limitano a una sommaria e sintetica descrizione di quanto ritratto ma, pur nei limiti di spazio, forniscono informazioni più approfondite sui soggetti inquadrandoli nel contesto storico.