Riprendiamo la nostra serie di articoli What If sulle livree che non ci sono state ma che sarebbero potute esserci, nel senso che erano state studiate a livello ufficiale ma poi non applicate.
Questa volta vogliamo parlare delle carrozze MDVE, le Medie Distanze a Vestiboli Estremi: come noto queste vetture vennero progettate al principio degli anni ’80 sulla base delle MDVC ma, mentre queste ultime erano destinate a servizi a carattere locale/diretto, le MDVE avrebbero dovuto formare una nuova categoria di convogli che si intendeva istituire e che si sarebbero dovuti denominare “Intercittà”. Non si trattava della traduzione del termine “Intercity”, allora in uso in Gran Bretagna, e che sarebbe approdato in Italia a metà degli anni ’80 per identificare quelli che sino ad allora erano conosciuti come “rapidi”, ossia i servizi di punta. Gli “Intercittà” sarebbero stati invece convogli di categoria inferiore, anche se con caratteristiche di maggiore pregio rispetto a Diretti ed Espressi, composti da materiale moderno e che avrebbero viaggiato su relazioni a medio raggio (per mutuare un’espressione del linguaggio aeronautico).
La tipologia di carrozza concepita per tali servizi era appunto la MDVE, il cui prototipo venne ordinato alla fine del 1980 e le cui fattezze erano ispirate alle Corail francesi.
Un fatto poco noto è che inizialmente per le MDVE non si era studiata una livrea dedicata, ma si sarebbe dovuta adottare la stessa coloritura delle MDVC, con cassa beige e fasce arancio e viola, come testimonia un figurino di quell’epoca.
Come accaduto anche in altre occasioni, le cose andarono un po’ diversamente rispetto alle previsioni e la MDVE prototipo, costruita dalle Officine di Cittadella e classificata 50 83 21-78 000-1 nB, venne consegnata alle FS il 22 ottobre 1981 con uno schema di coloritura del tutto nuovo e inedito, basato sul rosso e sul grigio, con fascia mediana arancio: era quella che sarebbe poi passata alla storia come “livrea MDVE”.
Parallelamente venne abbandonato il concetto dei treni “Intercittà” e le MDVE, le cui consegne di serie sarebbero partite solo qualche anno più tardi (1983-84), sarebbero state impiegate non solo in servizi Diretti o Espressi a medio raggio ma anche in quelli locali, in composizioni omogenee ma spesso frammiste a carrozze X o MDVC. Anzi, i convogli misti MDVC-MDVE, con la loro varietà cromatica, sarebbero divenuti un grande classico della ferrovia degli anni ’80 e ’90 e con il senno di poi non sarebbe stata una cattiva idea applicare la stessa livrea ad entrambi i tipi di vetture o realizzando le MDVE in livrea MDVC, come previsto all’inizio, o convertendo le MDVC alla livrea MDVE.
L’unificazione cromatica tra le due tipologie di vetture sarebbe avvenuta solo con l’avvento dell’XMPR, è comunque da sottolineare che sono effettivamente esistite carrozze MDVC in livrea MDVE: infatti le vetture pilota destinate ai convogli di MDVE, le ben note “Mazinga” o “musone”, non erano MDVE bensì MDVC che, per uniformità, ricevettero gli stessi colori delle MDVE.
A livello modellistico sembra quasi incredibile che Lima, che era solita applicare coloriture fantasiose ai suoi modelli, non abbia mai sfornato un qualche start set con MDVE nei colori MDVC o viceversa, dato che la stessa casa vicentina si era già prodigata in interpretazioni in chiave MDVC della E444 001 e delle carrozze tipo X…
Giusto per chiudere il cerchio, la MDVE prototipo 21-78 000 è stata poi trasformata nel 1991 in carrozza conferenze 60 83 89-78 000 Vc e come tale riprodotta a suo tempo da Lima e in anni più recenti da ViTrains.
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