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Elettrotreno ETR 200 – Rivarossi

Nel 1998 Rivarossi mette in produzione il modello in scala H0 (1:87) del famoso elettrotreno FS ETR 200, allora ancora inedito, a parte alcune produzioni artigianali. Inizialmente vengono consegnate due versioni: l’ETR 209 nello stato d’origine (anni ’30), nella tipica livrea castano-isabella (art. 5302), e l’ETR 213 nello stato degli anni ’50 (art. 5303), differente dal primo per alcuni dettagli e per la verniciatura, che prevede l’aggiunta di una fascia rossa alla base delle casse. Entrambi i treni sono prodotti nella serie “Galletto”, in tiratura limitata di 750 esemplari ciascuno, cosa che comporta un prezzo di vendita spaventosamente elevato (intorno alle 700.000 lire).

ETR209, art. 5302 - foto da ebay
ETR 209, art. 5302 – foto da ebay

 

L’ ETR 200 sfrutta l’impostazione generale dell’ETR 220 Lima, ovviamente con i dovuti adattamenti. Le casse sono realizzate in plastica trasparente e poi verniciate: è un sistema già visto, ad esempio, sulle E646 Lima di qualche anno prima e che permette di avere “automaticamente” i vetri a filo. Le forme del prototipo reale sono restituite in maniera soddisfacente, tuttavia si notano più del dovuto alcune linee di giunzione degli stampi, specie in corrispondenza dei frontali. Anche la giunzione tra la parte superiore e la parte inferiore (carenature) non è molto precisa e rimangono in vista alcune fastidiose fessure, sia sui frontali che sulle fiancate.

ETR213, art. 5303 - foto da ebay
ETR213, art. 5303 – foto da ebay

 

La verniciatura è eseguita in maniera accurata e sono presenti diversi particolari riportati, specie sul tetto (cavi, aeratori, trombe, fischi ecc.); su ciascun frontale dell’ETR 209, data l’epoca di ambientazione, si trova anche il fascio littorio. I pantografi, di tipo 42, sono di derivazione Lima, e differenziati tra le due versioni: con strisciante piano sull’ETR 209 e con strisciante curvo sull’ETR 213. Ben fatti anche i carrelli, però su quelli intermedi la molla a balestra della sospensione secondaria avrebbe dovuto avere forma asimmetrica, inoltre il fatto che siano in plastica nuda non verniciata suscita qualche mugugno, visto il prezzo del modello. I respingenti hanno piatti di grandi dimensioni, e ciò non va bene per l’ETR 209, dato che in origine erano più piccoli.

Le testate delle carrozze di estremità dell'ETR 209, art. 5302 - foto da ebay
Le testate delle carrozze di estremità dell’ETR 209, art. 5302 – foto da ebay

 

La parte meccanica è quella che si discosta maggiormente dall’ETR 220 Lima: se su questo la motorizzazione era stata alloggiata sulla quarta carrozza, qui invece, in mancanza di questa, si è dovuto studiare una differente soluzione. Così sono stati motorizzati i due carrelli di estremità, ciascuno dei quali è azionato da un motore a 5 poli tramite il solito sistema con albero cardanico e trasmissione a vite senza fine e ingranaggi, le ruote inoltre non sono dotate di cerchiature di aderenza in gomma; il treno ha quindi due motori, collegati in parallelo tra loro attraverso una “linea treno” che passa da una carrozza all’altra tramite lamelle elastiche striscianti su appositi contatti. L’idea però si dimostra tutt’altro che buona, il sistema infatti, oltre a complicare le operazioni di composizione del convoglio, è esposto a danneggiamenti e comunque funziona male dato che il contatto è spesso incerto. Naturalmente la cosa suscita parecchi malumori negli acquirenti, considerando l’elevato prezzo di vendita. La meccanica si nota dall’esterno dato che gli interni sono riprodotti in maniera semplificata e parziale, mancano poi le tendine ai finestrini, diversamente dall’ETR 220 Lima.

Le critiche mosse vengono in parte accolte, così nel 1999 arriva una nuova versione, parzialmente riveduta e corretta: si tratta dell’ETR 210 (art. 5304), proposto nello stato degli anni ’60 e caratterizzato dalle saracinesche del vano bagagli di colore alluminio anziché isabella nonché da piccole differenze nella decorazione. Naturalmente anche questo ETR è venduto nella serie “Galletto” a prezzi spropositati (sempre intorno alle 700.000 lire).

ETR210, art. 5304 - foto da ebay
ETR 210, art. 5304 – foto da ebay

 

Su questo modello viene eliminato uno dei due motori, togliendo così di mezzo le famigerate lamelle e tutti i problemi da esse causati; per non ridurre la forza di trazione sulle ruote motrici si adottano cerchiature di aderenza in gomma.

In definitiva, pur non trattandosi di modelli malriusciti, il rapporto qualità-prezzo di questi ETR 200 non è certamente eccelso, nonostante le migliorie meccaniche apportate sull’ultima versione. Di sicuro non dev’esserci stata la file per acquistarli perché, nonostante la produzione in serie limitata, nel 2001 tutte e tre le versioni erano ancora in catalogo e l’ETR 210 vi rimarrà fino al 2003, ultimo anno prima del fallimento di Lima e successiva acquisizione da parte di Hornby, con trasferimento della produzione in Cina.

La nuova gestione, dopo qualche anno, ripropone una nuova versione di ETR 200: questa volta abbiamo l’ETR 212 (HR2066), ambientato negli anni ’30, quando il prototipo reale divenne famoso per la conquista del record di velocità di 203 km/h, rimasto poi imbattuto per diversi anni. Il modello infatti esce nel 2009, in occasione dell’80° anniversario di tale record (1939). I cinesi però ci mettono del loro e stampano le cornici dei finestrini laterali all’esterno anziché all’interno del perimetro degli stessi (ricordiamo che le casse sono in plastica trasparente): il risultato è che i finestrini stessi appaiono sovradimensionati, falsando così l’aspetto delle fiancate. Se non altro però ai finestrini sono comparse le tendine. I respingenti continuano ad avere, erroneamente, i piatti di grandi dimensioni. La motorizzazione è singola, come sul precedente ETR 210, e il modello viene venduto a 250 euro, quindi, in proporzione, a un prezzo inferiore rispetto ai predecessori.

ETR212, art. HR2066 - foto da minimondo2002.it
ETR212, art. HR2066 – foto da minimondo2002.it

 

Ad oggi non sono state più prodotte ulteriori versioni, che però potrebbero essere accolte favorevolmente se vendute a prezzi accettabili e soprattutto senza “strafalcioni” nella finitura. I primi modelli Rivarossi serie “Galletto” si trovano ancora sul mercato dell’usato, ma essendo “rari”, “rarissimi”, “introvabili” e via dicendo sono spesso oggetto di vergognose speculazioni.