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Carrozze FS “tipo 1959” Rivarossi – parte I: grigio ardesia per iniziare

Nel 1990 Rivarossi mette in produzione le carrozze FS “tipo 1959”, fino ad allora inedite in scala H0 nonostante i 30 anni di servizio al vero. Si tratta di modelli che segnano una rottura rispetto al passato, infatti sono le prime carrozze FS realizzate da Rivarossi con misure in esatta scala H0 (1:87) anziché nella scala approssimata 1:80 circa, tipica della vecchia scuola di pensiero rivarossiana.

In prima battuta vengono consegnate un’unità di prima classe (art. 2465, marcatura 51 83 19-40 220-3 Az) e una di seconda classe (art. 2466, marcatura 51 83 29-80 462-0 Bz), entrambe in livrea grigio ardesia e ambientate negli anni ’80.

Carrozza di 1ª classe grigio ardesia, art. 2465 - foto da ebay
Carrozza di 1ª classe grigio ardesia, art. 2465 – foto da ebay

 

Carrozza di 2ª classe grigio ardesia, art. 2466
Carrozza di 2ª classe grigio ardesia, art. 2466

 

La fattura di queste carrozze è molto buona, con casse (in plastica) dalle proporzioni corrette, vetri a filo e dettagli riportati come i caratteristici aeratori sul tetto o i corrimani in corrispondenza delle porte, dei quali quelli più lunghi realizzati in tre parti da assemblare, con una certa dose di pazienza. Belli i mantici di intercomunicazione sulle testate, con la riproduzione dei tiranti di sostegno, la pedana (sollevabile) e i piccoli corrimani all’interno.

Dettaglio di una testata con il mantice di intercomunicazione
Dettaglio di una testata con il mantice di intercomunicazione

 

Raffinati i carrelli, che riproducono il tipo 24 FS, con un’ottima incisione delle varie parti (travi ed elementi della sospensione) e dettagli riportati come il cilindro freno e il generatore rotante per la ricarica delle batterie, presente giustamente su uno solo dei carrelli.

Carrello tipo 24
Carrello tipo 24

 

Anche gli interni sono riprodotti in modo soddisfacente, con sedili riportati e di colori differenti a seconda della classe (divani rossi a tre posti in prima classe, marroni a quattro posti in seconda).

Particolare degli interni: sopra la 1ª classe, sotto la 2ª classe
Particolare degli interni: sopra la 1ª classe, sotto la 2ª classe

 

La verniciatura non lascia spazio a particolari critiche, con tonalità dei colori convincenti (cassa grigio ardesia e tetto alluminio), loghi FS “a televisore” di forma corretta e iscrizioni di servizio sostanzialmente complete, a parte un’incongruenza nella marcatura letterale, dove è ancora presente la “z” (Az e Bz) identificativa delle carrozze a carrelli (al vero abolita nel 1982 mentre sulle carrozze le date di revisione sono di qualche anno posteriori) e l’assenza dei riquadri gialli con i codici alfanumerici, situati sulla parte sinistra delle fiancate.

RR_1959grigia_marcatura
Marcatura della carrozza di 2ª classe: la “z” è incoerente con la data di revisione (24/5/84)

 

I ganci sono montati su supporti a norma NEM, con timoni di allontanamento per l’aggancio “corto”, i respingenti sono molleggiati ma le dimensioni dei piatti sono minori del dovuto.

Nonostante il livello di dettaglio le carrozze sono di costruzione robusta, si maneggiano senza troppi timori e soprattutto sono facili da smontare, dato che gli incastri che trattengono la cassa al telaio sono accessibili e non troppo tenaci. Per chi volesse illuminarle internamente è poi disponibile un apposito kit (art. M4927) contenente un piccolo circuito elettronico che fa accendere due lampadine con intensità costante al variare della tensione di alimentazione (i led a luce bianca all’epoca non erano ancora disponibili), oltre ad assi di ricambio (con assale metallico anziché in plastica) e lamelle di contatto per prelevare l’alimentazione dal binario.

Kit per illuminazione interna, art. M4927
Kit per illuminazione interna, art. M4927

 

Naturalmente anche queste carrozze non sono esenti da difetti: le nervature del tetto, ad esempio, sono un po’ troppo accentuate (al vero erano poco visibili) mentre alcune apparecchiature del sottocassa sono riprodotte in modo semplificato o addirittura omesse. Il sottocassa e i carrelli inoltre sono in plastica nuda, non verniciata, e nemmeno di colore nero (come al vero) ma di una tonalità grigiastra che forse vuole simulare la sporcizia che al vero si accumula. I mantici di intercomunicazione, seppure ben fatti, sono riprodotti solo in posizione estesa, cosa che non va bene se la carrozza si trova in testa o in coda al treno: in questo caso sarebbe stato sufficiente fornire nella confezione anche soffietti in posizione retratta, da montare a cura dell’acquirente (come fatto, ad esempio, sulle “centoporte” Roco).

Un difetto purtroppo ben più grave si manifesta con l’uso: la plastica dei carrelli infatti in corrispondenza delle punte coniche degli assi si usura in modo anomalo, comportando un lento ma continuo abbassamento della carrozza, propiziato dal fatto che si viene a formare una sottile polvere biancastra abrasiva. Nei casi più gravi anche gli assi vanno a strisciare contro la struttura del carrello, con una notevole riduzione della scorrevolezza. Per rimediare è opportuno lubrificare con grasso le sedi in cui si innestano le punte coniche degli assi, chiaramente dopo aver ripulito i carrelli da polvere e sporcizia (che altrimenti, impastandosi col grasso, potrebbe peggiorare la situazione).

Negli ambienti fermodellistici queste carrozze vengono molto apprezzate riscuotendo un notevole successo. La livrea grigio ardesia, scelta inizialmente perché, stando al catalogo Rivarossi, è ritenuta la più diffusa in quegli anni (fine ’80-inizio ’90), costituisce solo un punto di partenza, la strada infatti è aperta alla realizzazione di nuove versioni nelle diverse colorazioni assunte nel corso del tempo: è proprio ciò che farà Rivarossi negli anni seguenti, come si vedrà nella prossima parte.

Carrozze FS “tipo 1959” Rivarossi – parte II: anni ’90 di tutti i colori
Carrozze FS “tipo 1959” Rivarossi – parte III: produzioni in conto terzi
Carrozze FS “tipo 1959” Rivarossi – parte IV: ultime produzioni